In Italia

«Nel mezzo del cazzeggio di nostra vita, mi ritrovai per una pagina di Wikipedia oscura, che la diritta via era smarrita.»

Tralasciando quella che probabilmente è la peggiore frase introduttiva mai stata scritta nella storia dell’Universo, oggi affrontiamo un tema abbastanza caldo: l’italianità. Termine che di recente ha cominciato ad assumere una spiacevole connotazione negativa, o forse che nemmeno mai ce l’ha avuta, una positiva. Dunque, un bel giorno bazzicavo per la nota enciclopedia internettiana, quando all’improvviso mi imbatto nella famigerata sezione dedicata alle persone italiane più conosciute al mondo. Immaginando di trovarci i soliti due nomi (Leonardo da Vinci, Gabibbo eccetera eccetera) clicco sul link, e un’ondata di categorie fra le più disparate si riversa sullo schermo del mio telefonino. Dalla cucina alla letteratura, dallo sport all’architettura, passando per inventori e terminando infine con i filosofi, il Bel Paese ha dato i natali a centinaia di uomini e donne influenti, capaci di rivoluzionare i propri tempi, di spronare i maggiori campi della sapienza verso nuove, eccitanti direzioni, di allargare i propri orizzonti verso l’infinito.

Certamente, cari lettori, l’acqua calda l’ha scoperta Prometeo e l’America Colombo, non di certo io, ma vi invito a riflettere: nonostante la fantomatica, sconfinata eredità culturale di cui siamo a quanto pare in possesso, potreste definirvi fieri di essere italiani?

Non dovete vergognarvi. Lo so che le volte in cui avete pensato: “Che bella Londra e l’Inghilterra e la regina Betta e l’ora del the e i piatti da lavare” sono più di quelle in cui avete provato un intenso moto di orgoglio davanti al discorso di fine anno del presidente Mattarella (senza rancore, Onorevole). Lo so che il concetto di pagare delle tasse e addirittura ricevere in ritorno dei servizi funzionanti come in un paese nord-europeo a caso appare come una fantasia utopica al di fuori della vostra sfera cognitiva. Lo so che quando vi ritrovate con la matita copiativa in cabina elettorale fate ambliblone con i nomi dei candidati perché non vi sentite rappresentati. Lo so io, lo sanno tutti. Sarei però ingiusta se osservassi solamente una faccia della medaglia, perché, sul serio, l’Italia ha pure delle cose belle. Le solite ovvietà: la cucina, le persone, i paesaggi, la musica. Eclissate, tuttavia, da quelle negative, che per quanto ci sforziamo di ignorarle sono sempre lì, latenti, esplodono ogni tanto qua e là. Come se l’Italia avesse l’herpes. Uno che dura da cento anni.

A questo punto del discorso cadrebbe alla perfezione una splendida e ben argomentata parentesi politica, ma non è a questo che vorrei arrivare. Sono la persona meno adatta ad affrontare l’argomento, essendomici avvicinata da poco, e mi duole ammettere di scadere in luoghi comuni più spesso di quanto la realtà dei fatti mi suggerisca il contrario (complice la mia scarsa conoscenza di dati in materia). Resto perciò in tema nazionalistico, facendo un confronto e prendendo ad esempio un altro magico paese – la Russia. Ora, il popolo russo ne ha davvero combinate tante, ma proprio tante. Il loro passato è stato segnato da numerose guerre, così come le tensioni non mancano nel loro presente. Nessuna nazione può riconoscere di essere perfetta, eppure l’abissale differenza rispetto a noi sta nel conoscere da dove vengono. Esiste una ferrea consapevolezza delle proprie origini, e, nonostante le pagine negative che hanno scritto, riconoscono un glorioso “prima”, traslando il forte amore per la patria nel “dopo”, adesso. Le generazioni passate sono state in grado di passare il testimone ai loro successori, tramandando fino ai giorni nostri la testimonianza di un radicato, antichissimo ed indissolubile legame fra il paese e chi ne ha ereditato il futuro.

Cosa siamo diventati? Noi discendiamo dai Romani, la culla della civiltà occidentale. Siamo gli inventori della radio, dell’elicottero, del telefono. Abbiamo dato vita ad alcune fra le opere letterarie più importanti della Terra. Noi siamo i discendenti di guerrieri, pensatori, filosofi, sportivi, attori scolpiti nella Storia. Noi… abbiamo se non altro il dovere morale di renderci conto di chi siamo stati, di chi potremmo tornare ad essere, di rivivere la tradizione che ha ispirato il nostro spirito per millenni.

E’ facile parlare a vuoto di temi del genere. E’ estremamente semplice per me mettere in fila tre cazzate su quel colabrodo del Colosseo e pretendere di risorgere tutti insieme dalle ceneri raccontando banalità su banalità. Ma questo lunedì è diverso, è diverso perché posso dire di credere ciecamente in quello che dico. Credo che anche io, per quanto minuscola ed insignificante, conservi un po’ di sangue dei gladiatori fra un accumulo di grasso e l’altro. E visto che non ci sono più e sono distanti anni luce dalla mia realtà, è preferibile ripartire da un periodo familiare, ripercorrendo le tappe a ritroso dal 2019, in caso i combattenti in gonnella vi sembrino troppo esagerati come role-model moderno. Lo può fare chiunque – appassionandosi ai classici, sfogliando la nostra linea temporale, apprezzando artisti nostrani e l’eccellenza di cui amiamo tanto vantarci. Non solo come Salvini, decantando paste ai sughi pronti Star accompagnate da un buon bicchiere di Barolo, ma promuovendo chi non si sia mai perso d’animo nonostante i pesanti problemi sociali in cui sguazziamo, quelli che secondo i programmi di opinione pubblica alla televisione si risolvono in un baleno urlandosi addosso a squarciagola.

Si chiacchera perennemente di cervelli in fuga. In rete piovono commenti di connazionali all’estero che dell’Italia non rimpiangono nemmeno una briciola, parole al veleno sputate con la rabbia e la malinconia di individui messi in ginocchio dalle circostanze.

Vi prego, valorizziamoci. La stima in noi stessi non creerà un milione di posti di lavoro, né ci salverà dalla recessione o dal debito pubblico, ma fonderà le basi comportamentali per ricostruire un Paese fatiscente. Teniamo alto il nostro nome.

Perché in fondo in fondo, per quanto lontano possiate spingervi, italiani sarete e per sempre rimarrete.

 

 

 

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